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"Logica della rete" e "logica della fede"   versione testuale






Fonte: www.agensir.it
18:45 - DIOCESI IN RETE: “LOGICA DELLA RETE” E “LOGICA DELLA FEDE”
 
“Se la tecnologia, e in particolare, la rivoluzione digitale modifica anche il modo di pensare le cose, ciò non finirà per riguardare anche, in qualche modo, la fede?”. A chiederselo è stato padre Antonio Spadaro, redattore di “Civiltà cattolica”, intervenendo oggi al seminario “Diocesi in rete”, in corso a Roma fino a domani. Per rispondere, il relatore si è soffermato sulla differente accezione che, nei due rispettivi ambiti – quello tecnologico e quello informativo, i quali “appaiono completamente distinti e separati” - assumono tre termini: “salvezza, conversione, giustificazione”. “Salvare qualcosa nel mondo digitale – ha detto il relatore – significa salvarla dall’oblio, dalla dimenticanza, dalla cancellazione. Salvare in senso teologico significa salvarla dalla dannazione, dalla condanna. Il perdono è salvezza da una condanna. Salvezza e perdono sono termini che si richiamano a vicenda”. La salvezza digitale, il “salvataggio”, cioè, invece “è l’esatto opposto della cancellazione. Se un file è salvato, tutto, anche gli errori restano fissati, non dimenticati. La salvezza digitale cancella l’oblio, e oggi la rete è diventata il luogo in cui l’oblio è impossibile, il luogo in cui le nostre tracce restano potenzialmente incancellabili. Se ci volessimo reinventare una nuova vita le tracce del nostro passato sarebbero sempre lì alla portata del vicino di casa”. (segue)
 
18:45 - DIOCESI IN RETE: “LOGICA DELLA RETE” E “LOGICA DELLA FEDE” (2)
 
Stessa cosa per la “conversione”: “Convertire un file – ha ricordato padre Spadaro – significa sostanzialmente mutarlo in un altro formato. E’ una questione di codice, e dunque di linguaggio. La conversione digitale è una sorta di traduzione”, che si fa quando “non posso relazionarmi ai dati contenuti perché non riesco a decifrarli e dunque ho bisogno di convertirli in un formato che mi permetta di entrare con essi in relazione”. Bastano questi accenni per capire che “la rete e la cultura del cyberspazio pongono obiettivamente nuove sfide alla nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico pubblico che parli della possibilità e dei segni della trascendenza nella nostra vita”. “La logica della rete implica che la conoscenza passa per la relazione”, ha affermato il relatore soffermandosi sulla necessità, anche per i credenti, di aprirsi alla logica dei social network, a patto però che essi vengano intesi come “spazi di condivisione”, partendo dalla consapevolezza che “la fede non è fatta soltanto di informazioni, né la Chiesa è luogo di mera trasmissione, cioè non è una pura emittente”. “Determinante”, in questa prospettiva, è “la categoria e la prassi della testimonianza”. La Chiesa in rete, ha concluso dunque Spadaro, “è chiamata non solo a una emittenza di contenuti da siti istituzionali, ma anche a una testimonianza in un contesto di relazioni ampie”.